Steve Jobs è morto, viva Steve Jobs

Milioni di persone in tutto il mondo in queste ore commentano la morte del fondatore della Apple, Google risponde alla ricerca con quasi due milioni di risultati, giovedì 6 ottobre il trend per l’hashtag #jobs ha raggiunto quasi il 18% a livello mondiale, non c’è mass media che non gli abbia dedicato un servizio, mentre sui siti personali e sulle bacheche dei social network rimbalzano estratti, citazioni e video del suo discorso alla Stanford University, come se Jobs non avesse quasi detto altro nel corso della sua vita (il che corrisponde al rodato meccanismo di prelevamento di un prodotto dallo scaffale all’altezza degli occhi nel supermercato).
Nonostante l’annuncio della scomparsa dato dalla sua azienda non avesse potuto essere più zen, in chiaro Apple style, esso sembra aver scatenato un tornado, come il battito delle ali della famosa farfalla brasiliana.

Che cosa sta succedendo? Improvvisamente il mondo viene illuminato dal guru di Cupertino? L’umanità sta compiendo un balzo in avanti nel suo sviluppo spirituale?
Purtroppo no. Non soltanto perché i contenuti del suo “messaggio” non rappresentano niente che non sia già stato detto da pensatori e filosofi e, come vedremo, danno voce a un mito del tutto contemporaneo e occidentale, ma anche perché non è sufficiente collezionare e ripetere passivamente  delle frasi per “formarsi”, tentare di dar forma al proprio sviluppo. read more

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La bellezza dei numeri

La matematica è la bestia nera di molti studenti, e non sono pochi gli adulti che ricordando le proprie esperienze passate si esprimono al riguardo con frasi quasi scaramantiche che esprimono un desiderio di evitamento. E che la matematica abbia a che fare con il pensiero astratto è universalmente riconosciuto, eppure a tutt’oggi non è chiaro se essa sia un cosiddetto “oggetto naturale” o una creazione simbolica della mente umana. Si potrebbe dire in generale che la matematica si occupa di “oggetti matematici”, e se essi facciano parte di un mondo naturale o di un mondo mentale è un dilemma che ha occupato a lungo gli studiosi.

Ad esempio nel 1920 il grande Albert Einstein si interrogava: “Come va che la matematica, essendo fondamentalmente un prodotto del pensiero umano indipendente dall’esperienza, spiega in modo così ammirevole le cose reali?”, ma il fatto che alcune leggi matematiche siano state scoperte in modo indipendente da popoli diversi in diverse epoche potrebbe far pensare che la matrice della matematica sia, per così dire, “interna” all’essere umano e che, come sosteneva Ferenczi, origini dalla percezione inconscia del funzionamento fisiologico dei nostri apparati sensoriali. In questo senso credo si possano considerare anche le esperienze estatiche vissute e riferite da famosi matematici nell’intuire leggi matematiche che, a volte, hanno poi impiegato anni a dimostrare. Questi aneddoti fanno pensare, come sosteneva Bion riprendendo un’idea platonica, che i concetti siano reali e “preesistano” al di fuori della mente, e che rimangono sconosciuti finché non si presenta un contenitore-mente adatto per catturarli. read more

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