Steve Jobs è morto, viva Steve Jobs

Milioni di persone in tutto il mondo in queste ore commentano la morte del fondatore della Apple, Google risponde alla ricerca con quasi due milioni di risultati, giovedì 6 ottobre il trend per l’hashtag #jobs ha raggiunto quasi il 18% a livello mondiale, non c’è mass media che non gli abbia dedicato un servizio, mentre sui siti personali e sulle bacheche dei social network rimbalzano estratti, citazioni e video del suo discorso alla Stanford University, come se Jobs non avesse quasi detto altro nel corso della sua vita (il che corrisponde al rodato meccanismo di prelevamento di un prodotto dallo scaffale all’altezza degli occhi nel supermercato).
Nonostante l’annuncio della scomparsa dato dalla sua azienda non avesse potuto essere più zen, in chiaro Apple style, esso sembra aver scatenato un tornado, come il battito delle ali della famosa farfalla brasiliana.

Che cosa sta succedendo? Improvvisamente il mondo viene illuminato dal guru di Cupertino? L’umanità sta compiendo un balzo in avanti nel suo sviluppo spirituale?
Purtroppo no. Non soltanto perché i contenuti del suo “messaggio” non rappresentano niente che non sia già stato detto da pensatori e filosofi e, come vedremo, danno voce a un mito del tutto contemporaneo e occidentale, ma anche perché non è sufficiente collezionare e ripetere passivamente  delle frasi per “formarsi”, tentare di dar forma al proprio sviluppo. read more

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La telepatia funziona su Twitter

Un video di 100 secondi, muto, apparentemente noioso. Eppure si tratta della testimonianza di un esperimento riuscito: un giovane è riuscito a twittare con l’uso del pensiero. L’esperimento risale al 1° aprile scorso e Adam Wilson, un ricercatore del Dipartimento di Ingegneria Biomedica dell’Università del Wisconsin Madison, viene ripreso mentre utilizza il suo elettroencefalogramma per inviare un messaggio.

Wilson fa parte di un gruppo di ricercatori che lavorano su sistemi di comunicazione per persone che non possono usare il proprio corpo ma il cui cervello funziona normalmente, come ad esempio persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica o che hanno subito delle lesioni spinali.
L’interfaccia cervello-computer utilizza un casco con elettrodi collegato ad un computer che registra l’attività cerebrale. Gli elettrodi registrano i segnali elettrici del cervello, cioè i pensieri, e li traducono in azioni fisiche, come ad esempio spostare un cursore sullo schermo di un computer. Inizialmente la ricerca si era mossa su questa linea ma, rendendosi conto che il problema principale delle persone affette da paralisi gravi è comunicare, i ricercatori hanno sviluppato una semplice interfaccia di comunicazione basata sull’attività cerebrale in relazione a dei cambiamenti che avvengono sullo schermo.
Questo è stato possibile attraverso il software BCI2000, un sistema generale per le interfacce cervello-computer (BCI) che processa i segnali in tempo reale, disponibile gratuitamente per scopi di ricerca ed educativi. Per molto tempo il suo utilizzo è stato limitato nell’ambito di esercizi scientifici, ma non realmente utile per la vita quotidiana. read more

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