2012? La fine del mondo

Chissà cosa ne avrebbe detto Tacito.
114 eventi selezionati, dei quali il 72% è fortemente avversativo, una decina dei rimanenti sono positivi – e parecchi di essi sono piuttosto inconsistenti rispetto a una ricostruzione storica – mentre per i restanti é difficile esprimere un giudizio univoco.

Chissà cosa ne avrebbe detto Tacito. La sua ingenua dichiarazione di neutralità, riassunta nella celebre affermazione “ Il mio proposito è riferire […], senza ostilità e parzialità, dalle cui cause sono lontano”, sembra mal applicarsi a questo video – di cui purtroppo non ho potuto reperire l’autore, ma forse non a caso – che ha raccolto in poco tempo molte visioni, molti commenti e molti “like” o “dislike” su YouTube.
Il punto di vista di Tacito in ogni caso è stato decisamente sorpassato, e oggigiorno è condivisa l’idea che nel momento in cui si scrive (o si legge) la storia occorre porsi alcune domande essenziali sulla sua natura, quali che cos’è la storia e cos’è un fatto storico.
La storia non è una scienza, anche se il senso comune ha l’immagine che la storia sia una serie di “fatti” accertati: non tutti i “fatti” sono uguali e lo storico compie sempre a priori un processo di selezione e di interpretazione seguendo dei criteri, più o meno impliciti, che mettono in luce quelli che a suo avviso sono i fatti fondamentali di una data epoca. In qualche modo, le nostre risposte implicano un giudizio sulla società in cui viviamo.
Questo è particolarmente vero con la storia dell’antichità, in quanto i fatti sopravvissuti al trascorrere del tempo per questa sola ragione assumono autorevolezza e sembrano già di per se stessi formare una “storia”. Tuttavia la circostanza che siano giunti ai giorni nostri riflette sia le selezioni di chi li ha raccolti al tempo – e quindi la sua concezione della società e i motivi per cui scriveva, per chi e perché – sia l’influenza di fattori più “casuali” che possono aver determinato la conservazione di certi documenti mentre altri sono andati irrimediabilmente perduti. Se un albero cade nella foresta e nessuno lo sente, fa rumore? read more

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Steve Jobs è morto, viva Steve Jobs

Milioni di persone in tutto il mondo in queste ore commentano la morte del fondatore della Apple, Google risponde alla ricerca con quasi due milioni di risultati, giovedì 6 ottobre il trend per l’hashtag #jobs ha raggiunto quasi il 18% a livello mondiale, non c’è mass media che non gli abbia dedicato un servizio, mentre sui siti personali e sulle bacheche dei social network rimbalzano estratti, citazioni e video del suo discorso alla Stanford University, come se Jobs non avesse quasi detto altro nel corso della sua vita (il che corrisponde al rodato meccanismo di prelevamento di un prodotto dallo scaffale all’altezza degli occhi nel supermercato).
Nonostante l’annuncio della scomparsa dato dalla sua azienda non avesse potuto essere più zen, in chiaro Apple style, esso sembra aver scatenato un tornado, come il battito delle ali della famosa farfalla brasiliana.

Che cosa sta succedendo? Improvvisamente il mondo viene illuminato dal guru di Cupertino? L’umanità sta compiendo un balzo in avanti nel suo sviluppo spirituale?
Purtroppo no. Non soltanto perché i contenuti del suo “messaggio” non rappresentano niente che non sia già stato detto da pensatori e filosofi e, come vedremo, danno voce a un mito del tutto contemporaneo e occidentale, ma anche perché non è sufficiente collezionare e ripetere passivamente  delle frasi per “formarsi”, tentare di dar forma al proprio sviluppo. read more

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