Mon petit frère de la lune

Un video sensibile, commovente. Realizzato dal padre di un bambino autistico, Frédéric Philibert, che è anche regista, scenografo, direttore della fotografia, ingegnere del suono e montatore, questo corto animato é costruito sulle parole sincere e toccanti di Coline, la figlia primogenita, che mentre racconta momenti di vita quotidiana dà la propria lettura poetica del perché il fratello minore Noé non è come tutti gli altri bambini.

Molti dei suoi film sono stati presentati a festival francesi e internazionali, e Philibert ha vinto numerosi premi con i suoi lavori. Questo corto ha vinto il Gran Premio e il Premio del pubblico al Festival Handica-Apicil di Lione nel 2007, e a differenza di altri suoi lavori si può dire che è “nato in famiglia”.
Quando i coniugi Philibert si resero conto che il loro secondogenito Noé aveva qualche problema, furono indirizzati dal pediatra a un centro medico psicologico che propose loro un trattamento psicoanalitico. Essi non aderirono ma cercarono delle soluzioni alternative: il bimbo fu preso in carico dall’ospedale e il programma adattato per essere svolto a domicilio mentre, parallelamente, decisero di realizzare un film per raccontare in parte la loro storia e per parlare dell’autismo in modo molto semplice. E’ un film rivolto a tutti, anche a coloro ai quali la parola “autismo” non dice nulla ma possono essere interessati a capire qualcosa di questo disturbo. read more

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Come si racconteranno le favole ai bambini di domani. Racconto creativo di una vecchia storia.

Wittgenstein disse: “Se anche il leone sapesse parlare, noi non capiremmo ciò che dice”. Perché? E’ semplice, perché non viviamo nello stesso “mondo”. I nostri universi percettivi, la nostra struttura cognitiva e motivazionale non sono sovrapponibili, non abbiamo terreni comuni su cui comprenderci linguisticamente che non siano quelli già condivisi nella comunicazione non verbale.

Linguaggi diversi. Eppure anche tra gli esseri umani esistono linguaggi diversi, e non mi riferisco all’esistenza di diversi idiomi. E’ all’interno di uno stesso idioma che coesistono modalità comunicative molto differenti.

Ben lo sapeva Raymond Queneau, che nei i suoi “Esercizi di stile” ci offrì ben novantanove variazioni stilistiche dello stesso raccontino, che di volta in volta diventa comica, epica, cronaca, lirica, ermetismo, dramma, gioco di parole.

E in anni più recenti Bandler e Grinder hanno studiato approfonditamente i modelli linguistici creando una nuova disciplina, la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL). Essi hanno teorizzato che gli stimoli ricevuti dagli organi di senso vengono elaborati e organizzati in una percezione, dotata di senso, che dà una rappresentazione della realtà, e che tale rappresentazione può essere espressa mediante il linguaggio. La cosa interessante che hanno scoperto è che ciascuno di noi veicola mediante il proprio stile comunicativo la propria soggettiva mappa del mondo. read more

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Steve Jobs è morto, viva Steve Jobs

Milioni di persone in tutto il mondo in queste ore commentano la morte del fondatore della Apple, Google risponde alla ricerca con quasi due milioni di risultati, giovedì 6 ottobre il trend per l’hashtag #jobs ha raggiunto quasi il 18% a livello mondiale, non c’è mass media che non gli abbia dedicato un servizio, mentre sui siti personali e sulle bacheche dei social network rimbalzano estratti, citazioni e video del suo discorso alla Stanford University, come se Jobs non avesse quasi detto altro nel corso della sua vita (il che corrisponde al rodato meccanismo di prelevamento di un prodotto dallo scaffale all’altezza degli occhi nel supermercato).
Nonostante l’annuncio della scomparsa dato dalla sua azienda non avesse potuto essere più zen, in chiaro Apple style, esso sembra aver scatenato un tornado, come il battito delle ali della famosa farfalla brasiliana.

Che cosa sta succedendo? Improvvisamente il mondo viene illuminato dal guru di Cupertino? L’umanità sta compiendo un balzo in avanti nel suo sviluppo spirituale?
Purtroppo no. Non soltanto perché i contenuti del suo “messaggio” non rappresentano niente che non sia già stato detto da pensatori e filosofi e, come vedremo, danno voce a un mito del tutto contemporaneo e occidentale, ma anche perché non è sufficiente collezionare e ripetere passivamente  delle frasi per “formarsi”, tentare di dar forma al proprio sviluppo. read more

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