Abbandona lo spot

Questo video è stato scelto a caso. Tra una serie di video tutti uguali che vagheggiano di inibire un comportamento alquanto diffuso, che è quello dell’abbandono degli animali. Nel caso specifico riguarda i cani, tuttavia sappiamo che le creature abbandonate – nei mesi estivi ma non solo – appartengono a parecchie specie. Sappiamo anche che la tipologia di animali abbandonati varia con i trend del momento, siano essi innescati da un film (drammatico da questo punto di vista fu “La carica dei 101”) o dalle star cui si vorrebbe somigliare scimmiottandone almeno in parte lo stile di vita.

In qualità di amante degli animali, ho sempre considerato lodevoli e doverose le iniziative volte a proteggere gli animali dalla crudeltà e indifferenza umana, qualunque sia la loro “categoria”. Non mi sto riferendo a categorie zoologiche, ma a categorie mentali che esprimono l’atteggiamento utilitaristico ed antropocentrico che filtra la visione del mondo. Animali selvatici, utili o dannosi, da allevamento, da lavoro, da compagnia e così via… così vengono classificate le specie animali: in funzione dell’uso che ne fa l’uomo, e con tale categorizzazione viene unitamente attribuito uno status. C’è chi può essere cacciato o pescato, chi può essere sterminato, chi tenuto in condizioni di cattività spesso atroci – in quanto non rispettose della natura dell’animale -, chi viene ammaestrato o sfruttato, e chi ha diritto ad essere amato. Sono gli animali domestici, i “fortunati” che appartengono alla casa e alla famiglia.
Si può dire che la logica della superiorità umana e dell’utilitarismo si sia diffusa in ambito giudeo-cristiano-islamico a partire dal racconto della Genesi: «Poi Elohim disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, affinché possa dominare sui pesci del mare e sui volatili del cielo, sul bestiame e sulle fiere della terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Ed Elohim creò allora l’uomo a sua immagine, a immagine di Elohim lo creò. Li creò maschio e femmina.
Quindi Elohim li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, ed abbiate dominio sui pesci del mare, sui volatili del cielo, sul bestiame e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”.» (Genesi 1:26-30)
, senza dimenticare la preferenza di Dio per il sacrificio dei primi nati del pastore Abele anziché per i frutti della terra offertigli da Caino, l’agricoltore.
Da allora e specialmente negli ultimi due secoli, le forme tradizionali di (mal)trattamento degli animali si sono andate accelerando e intensificando, fino a giungere a una situazione per molti intollerabile. Per quanto in molti casi vi sia una rimozione organizzata di questa tortura, iniziano a levarsi delle voci che si appellano ai diritti degli animali. read more

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Due spiccioli di psicologia, che male ti fa?

Sotto l’ombrellone o sull’amaca, una delle occupazioni tipicamente estive è leggersi un giornaletto frivolo o uno di quei libri dalle copertine occhieggianti che promettono, a prezzo stracciato, di svelare i segreti del successo (con chiunque e ovunque) e la risoluzione di tutti i problemi che da anni affliggono la vita, in quattro mosse e senza fatica. Noi psicologi abbiamo sempre guardato a certa stampa “divulgativa” con un occhio allo stesso tempo divertito e compassionevole, sperando nel nostro intimo che chi si accosta a certe pubblicazioni lo faccia con spirito critico, alla ricerca di un legittimo passatempo, e con la consapevolezza che, ahimè!, nessuno possiede in tasca la Verità e tanto meno esiste una Verità buona per tutti. Piccoli manuali che puntano alla ricerca della felicità, ovunque si annidi: nel sesso, nell’amore, nel lavoro, nell’essere buoni genitori e che assicurano di sapere come trovarla… in 5 minuti! Troppo bello per essere vero, ed infatti non lo è: affrontare certi disagi dell’anima, certe preoccupazioni o problemi, richiede tempo e impegno. read more

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Lo sapevi? “Shift Happens”

Nell’agosto 2006 Karl Frisch, un professore della Arapahoe High School di Centennial, in Colorado, crea una presentazione in Power Point con l’intento di provocare una discussione all’interno della scuola sul ruolo dell’istruzione scolastica nel ventunesimo secolo. Egli assembla in modo provocatorio una serie di dati statistici sullo sviluppo della tecnologia e sui sempre più rapidi cambiamenti del mondo allo scopo di avviare una riflessione su quali siano le competenze di cui gli studenti avranno bisogno una volta usciti dal mondo della scuola.

Un intento che ha avuto ottenuto un impatto enorme, visto che in pochi anni, a partire da questa semplice presentazione, sono state create più di diciotto versioni video – tutte basate sulla presentazione serrata di statistiche a volte sconcertanti, accompagnate da musica techno e tradotte in numerose lingue – che sono state viste online da almeno 20 milioni di persone e che sono state presentate e discusse in innumerevoli conferenze e workshop in ambito educativo, aziendale e politico in tutto il mondo. La diffusione di questa presentazione (e dei suoi derivati, previsti e sollecitati fin dall’inizio grazie alla licenza Creative Commons) è un esempio abbagliante della cosiddetta “cultura partecipativa”, che ha a che fare in primis con uno spostamento nelle relazioni di potere tra i produttori di media e i consumatori. Frisch, senza una struttura di produzione alle spalle né sforzi di pubbliche relazioni, ha toccato evidentemente un tasto sensibile e ha invitato chiunque fosse interessato a partecipare attivamente alla discussione, alla circolazione e alla creazione di nuovi contenuti. read more

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