Due spiccioli di psicologia, che male ti fa?

Sotto l’ombrellone o sull’amaca, una delle occupazioni tipicamente estive è leggersi un giornaletto frivolo o uno di quei libri dalle copertine occhieggianti che promettono, a prezzo stracciato, di svelare i segreti del successo (con chiunque e ovunque) e la risoluzione di tutti i problemi che da anni affliggono la vita, in quattro mosse e senza fatica. Noi psicologi abbiamo sempre guardato a certa stampa “divulgativa” con un occhio allo stesso tempo divertito e compassionevole, sperando nel nostro intimo che chi si accosta a certe pubblicazioni lo faccia con spirito critico, alla ricerca di un legittimo passatempo, e con la consapevolezza che, ahimè!, nessuno possiede in tasca la Verità e tanto meno esiste una Verità buona per tutti. Piccoli manuali che puntano alla ricerca della felicità, ovunque si annidi: nel sesso, nell’amore, nel lavoro, nell’essere buoni genitori e che assicurano di sapere come trovarla… in 5 minuti! Troppo bello per essere vero, ed infatti non lo è: affrontare certi disagi dell’anima, certe preoccupazioni o problemi, richiede tempo e impegno. read more

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Lo sapevi? “Shift Happens”

Nell’agosto 2006 Karl Frisch, un professore della Arapahoe High School di Centennial, in Colorado, crea una presentazione in Power Point con l’intento di provocare una discussione all’interno della scuola sul ruolo dell’istruzione scolastica nel ventunesimo secolo. Egli assembla in modo provocatorio una serie di dati statistici sullo sviluppo della tecnologia e sui sempre più rapidi cambiamenti del mondo allo scopo di avviare una riflessione su quali siano le competenze di cui gli studenti avranno bisogno una volta usciti dal mondo della scuola.

Un intento che ha avuto ottenuto un impatto enorme, visto che in pochi anni, a partire da questa semplice presentazione, sono state create più di diciotto versioni video – tutte basate sulla presentazione serrata di statistiche a volte sconcertanti, accompagnate da musica techno e tradotte in numerose lingue – che sono state viste online da almeno 20 milioni di persone e che sono state presentate e discusse in innumerevoli conferenze e workshop in ambito educativo, aziendale e politico in tutto il mondo. La diffusione di questa presentazione (e dei suoi derivati, previsti e sollecitati fin dall’inizio grazie alla licenza Creative Commons) è un esempio abbagliante della cosiddetta “cultura partecipativa”, che ha a che fare in primis con uno spostamento nelle relazioni di potere tra i produttori di media e i consumatori. Frisch, senza una struttura di produzione alle spalle né sforzi di pubbliche relazioni, ha toccato evidentemente un tasto sensibile e ha invitato chiunque fosse interessato a partecipare attivamente alla discussione, alla circolazione e alla creazione di nuovi contenuti. read more

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