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Struttura 3D del coronavirus

Per quanto possa suonare eretico, vorrei provare ad avanzare una visione positiva sull’emergenza coronavirus e sul suo impatto nella nostra vita.

Il COVID 19 fa parte della famiglia dei coronavirus, di cui la maggior parte di noi ha incontrato forme più blande. Il genoma dei coronavirus consiste di RNA ed è più lungo di quello di qualsiasi altro virus a RNA. Durante la replicazione, per sua natura il RNA è soggetto ad errori, e questo fa sì che i coronavirus possano mutare rapidamente e in modo casuale. Sostanzialmente “inventano” di continuo nuove varianti.

I virus dipendono dalla cellula ospite per tutti gli aspetti biochimici che consentono loro di moltiplicarsi e diffondersi nell’organismo.

Questi elementi, ci dicono già una cosa molto importante: il COVID 19 non vuole ucciderci. Nessun virus lo vuole, del resto, proprio perchè la sua esistenza dipende dalla vita dell’organismo che lo ospita. Noi siamo il suo habitat, la sua casa. Questa casa gli piace al punto che vorrebbe abitare anche altre case simili.

Conviviamo con i virus dalla notte dei tempi che risale alle origini della vita cellulare. Gli scienziati ipotizzano che in passato un’altra famiglia di virus, i retrovirus – che sono in grado di integrarsi nel genoma dell’ospite e quindi essere ereditati da una generazione all’altra -, abbiano avuto un ruolo importante nello sviluppo di una parte del sistema immunitario noto come immunità adattativa (cioè acquisita).
Altri virus “buoni”, come la flora intestinale che ci aiuta dal punto di vista metabolico nonché nella maturazione del sistema immunitario, sono stati selezionati dal nostro organismo e hanno permesso di evolvere le nostre difese imunitarie.

Quando il nostro sistema immunitario riconosce dei virus come potenzialmente dannosi, si attiva per eliminarli mediante la produzione di anticorpi e linfociti T. Purtroppo, la gran parte di questi processi è negativa anche per l’organismo ospite e la “malattia” è in realtà dovuta in gran parte alla reazione immunitaria, cioè all’infiammazione. La maggiore o minore virulenza di un virus sarà determinata da quanto induca una risposta immunitaria distruttiva anziché semplicemente protettiva.

La risposta del nostro sistema immunitario è quindi cruciale. Sappiamo che alcune persone sono più vulnerabili di altre. La ricerca scientifica mostra inequivocabilmente che stati mentali negativi – come l’ansia, la depressione, lo stress prolungato – indeboliscono il sistema immunitario. Non è soltanto il nostro corpo che deve imparare a gestire il virus, deve farlo anche la nostra mente. Mi chiedo, senza la possibilità di ottenere una risposta attendibile per ora, se le persone contagiate ma asintomatiche non siano anche le persone che, oltre a godere di una buona salute generale, hanno un buon equilibrio emotivo.

Ma la situazione è seria, non dovremmo quindi diventare seri anche noi? No, non è necessario ed anzi, è importante che non accada. Mantenere il buon umore ci aiuterà molto più che preoccuparci. Se riusciamo ad uscire dal naturale impulso di rifiuto verso il coronavirus, a non desiderare che scompaia magicamente e che tutto torni come prima, ecco che potrebero esserci dei tesori in serbo per noi.

La crisi indotta dal COVID 19 rivela la natura delle cose. Tutte le crisi hanno questa natura, in verità. Ma costringendoci a sospendere tutte le attività abituali, spesso frenetiche, l’emergenza coronavirus rappresenta l’occasione migliore per prestare attenzione a ciò cui di solito non prestiamo attenzione: finalmente potremmo vedere ciò che in tempi normali – e mi riferisco ad ogni tipo di disfunzionalità nella nostra vita – ci può sfuggire o possiamo fingere di non vedere. Quando la crisi colpisce, emerge che tipo di persone siamo. Siamo preda dei nostri impulsi, delle nostre emozioni, o riusciamo a introdurre un meccanismo regolatorio rispetto le nostre azioni che ci viene dalla consapevolezza?

Se l’interazione sociale è una scelta genuina, allora sto bene anche da sola, anzi, so che senza fare nulla, di fatto sto dando un grande aiuto alla comunità e potrei addirittura sentirmi felice per questo. Se non lo è, sono “obbligata” ad agire – anche contravvenendo le disposizioni attuali -, e questa circostanza rappresenta un’opportunità per chiederci “Perchè?”, e per ascoltarci. Lo scopo è quello di comprendere, non di giustificarci, non siamo davanti a un giudice ma di fronte a noi stessi, con curiosità autentica e, possibilmente, con amore verso noi stessi.

Si usa dire “Casa dolce casa”. Molti di noi, magari, hanno anche un quadretto appeso alle pareti con questa massima. Se la casa è diventata un luogo in cui ci si sente persi, anziché essere il nostro luogo sicuro, è necessario chiedersi come mai e poi, gradualmente, iniziare a trasformarlo nel posto meraviglioso che desideriamo. Abbiamo tempo, ed è una fortuna.

Bibliografia: “Virus“, I quaderni de Le Scienze, n.8, marzo 2020

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