Quando la diseducazione in Tv prende corpo

Il video “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo che avevamo avuto il piacere di presentare ai lettori 4 anni fa su questo sito, ha raggiunto tutto il mondo e ha, attualmente, oltre 7 milioni di visite.

Recentemente ho avuto il piacere di incontrare l’autrice in un dibattito riguardante il rapporto tra la violenza alle donne e i media, e sono venuta a conoscenza delle ragioni che hanno portato alla realizzazione del video ed anche di come l’impegno sociale di Zanardo nei confronti di donne e media stia continuando.

Quando siamo immersi in un determinato contesto, tutto ciò che avviene all’interno può sembrarci “normale” e passa sotto silenzio senza protestare. Vivere all’estero e tornare in Italia di tanto in tanto è quello che ha permesso a Zanardo di provare stupore e indignazione ogni volta che accendeva la TV. “Pensavo che proprio in quel momento stessero passando in TV qualcosa di terribile – come ad esempio tenere una donna sotto a un tavolo – allora telefonavo agli amici e chiedevo loro di guardare quella trasmissione… e loro mi rispondevano che era normale. Ma la Tv non trasmette cose simili ovunque”. read more

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Svelare il mistero dei gatti, ci prova la scienza

Questo articolo é dedicato a Pègola e a tutti i gatti che ci accompagnano con i loro passi silenziosi.

Il Washington Post ha pubblicato un interessante articolo, a firma John Bradshaw, sulla comprensione dei segnali del felino più amato, il gatto. L’articolo è stato pubblicato orginariamente sulla rivista NewScientist ed è basato sul nuovo libro di Bradshaw “Cat Sense: How the New Feline Science Can Make You a Better Friend to Your Pet” (Allen Lane/Basic Books). L’autore è il direttore dell’Istituto di Antrozoologia della Scuola di Scienza Clinica Veterinaria dell’Università di Bristol, e ha studiato il comportamento del gatto per più di 30 anni.

Poichè si basa su evidenze scientifiche, ritengo interessante tradurlo per i lettori. Qui l’articolo originale.
I agree to indemnify RBI and New Scientist against any claim arising from incorrect or misleading translation.

I gatti sono gli animali domestici più popolari al mondo, poiché sono più numerosi dei cani in rapporto tre a uno. Il fatto che i gatti siano allo stesso tempo affettuosi e autosufficienti è senza dubbio un fattore che mantiene alta la loro popolarità. Non hanno praticamente bisogno di essere addestrati, si fanno la toeletta da soli, possono essere lasciati da soli senza che si struggano per i loro proprietari, ma nondimeno li salutano affettuosamente quando arrivano a casa. read more

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Di Instagram, Facebook e gli altri… guardami!

«Chiunque tu sia… io dipendo sempre dalla gentilezza degli sconosciuti»
Blanche Du Bois in Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Wlliams

Forse siamo tutti soggetti a uno strano bias: ci sono cose che troviamo fastidiose quando le fanno gli altri e che invece ci sembrano stupende quando le facciamo in prima persona.
Instagram è un’app per cellulari, comprata da Facebook un anno fa, che viene pubblicizzata come un modo “veloce, bello e divertente per condividere la tua vita con amici e familiari”, e 150 milioni di utenti nel mondo eseguono il compito scrupolosamente.

E questo video, che ha ottenuto il ragguardevole risultato di oltre 5 milioni di visualizzazioni in meno di un anno, realizzato su commissione di CollegeHumor Media – un seguitissimo generatore di contenuti su internet – con la regia di Matthew Pollock e la colonna sonora tratta da un pezzo famoso dei Nickelback su cui gli autori hanno scritto ad hoc un testo parodistico, sintetizza in modo magistrale gli usi che questo esercito di utenti fa dell’applicazione. read more

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L’ictus, prima persona singolare e universale

Gentili lettori, vi chiedo 18 minuti del vostro tempo per seguire con attenzione questo video estremamente interessante.
Una neuroscienziata, Jill Bolte Taylor, racconta l’esperienza dell’ictus che l’ha colpita anni fa in modo estremamente coinvolgente e, caso più unico che raro, riesce a veicolare allo stesso tempo l’informazione scientifica e le emozioni. Per quanto la situazione sia tragica, in alcuni momenti si riesce persino a ridere e le riflessioni si susseguono mentre si segue il suo racconto di malattia come una storia appassionante.
Credo sia una testimonianza che vale la pena di diffondere, senza analizzare o commentare troppo per non disperderne il valore assumendo quell’atteggiamento da “emisfero sinistro” che imperversa nella vita quotidiana e nella nostra società occidentale.

* Articolo già pubblicato su Osservatorio Psicologia nei Media
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Mon petit frère de la lune

Un video sensibile, commovente. Realizzato dal padre di un bambino autistico, Frédéric Philibert, che è anche regista, scenografo, direttore della fotografia, ingegnere del suono e montatore, questo corto animato é costruito sulle parole sincere e toccanti di Coline, la figlia primogenita, che mentre racconta momenti di vita quotidiana dà la propria lettura poetica del perché il fratello minore Noé non è come tutti gli altri bambini.

Molti dei suoi film sono stati presentati a festival francesi e internazionali, e Philibert ha vinto numerosi premi con i suoi lavori. Questo corto ha vinto il Gran Premio e il Premio del pubblico al Festival Handica-Apicil di Lione nel 2007, e a differenza di altri suoi lavori si può dire che è “nato in famiglia”.
Quando i coniugi Philibert si resero conto che il loro secondogenito Noé aveva qualche problema, furono indirizzati dal pediatra a un centro medico psicologico che propose loro un trattamento psicoanalitico. Essi non aderirono ma cercarono delle soluzioni alternative: il bimbo fu preso in carico dall’ospedale e il programma adattato per essere svolto a domicilio mentre, parallelamente, decisero di realizzare un film per raccontare in parte la loro storia e per parlare dell’autismo in modo molto semplice. E’ un film rivolto a tutti, anche a coloro ai quali la parola “autismo” non dice nulla ma possono essere interessati a capire qualcosa di questo disturbo. read more

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La psicoanalisi secondo Prada

E dopo “Il diavolo veste Prada”, abbiamo la psicoanalisi secondo Prada. Un cast di attori eccezionale, scelto dal regista Roman Polansky, interpreta con grande maestria una scena classica dell’immaginario, almeno secondo Hollywood.

Ben Kingsley interpreta un serio psicoanalista dall’aria ortodossa che scrive i suoi appunti con una stilografica mentre attende la prossima paziente, in una stanza d’analisi che ricorda tanto quella del dottor Freud. Lei è Helena Bonham Carter, e ovviamente veste Prada.
Con nonchalance gli consegna una stravagante pelliccia violacea di visone con collo di volpe e si stende sul lettino sfilandosi le décolletés con plateau firmate. Lui sembra già confuso a questo punto: allo scopo di prendere appunti preme il pulsante della penna a sfera richiudendola, mentre lei gli rovescia addosso un fiume di parole.
Il non verbale di Kingsley e l’occhio della camera sono più eloquenti del monologo della ricca ereditiera, che si comporta come una smaliziata paziente che offre ciò che lo psicoanalista si aspetta: riferisce un sogno e chiede insistentemente cosa significhi. Tutto procede come da manuale finché “l’attenzione fluttuante” dell’analista si posa sulla pelliccetta della paziente e il Perturbante non irrompe nella stanza demistificando lo snobismo degli intellettuali nei confronti della moda. Egli sì che sa mettersi nei panni della paziente. read more

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