Winter Blues, la depressione di stagione

Giornate più corte, mattine con risvegli al buio, temperature più basse, cielo nuvoloso sono gli ingredienti di un cocktail che può portare alla depressione durante l’inverno. Molte persone vivono con difficoltà questo periodo dell’anno, e la depressione stagionale è stato recentemente riconosciuta dalla comunità scientifica tra i disturbi dell’umore includendo il nomenclatore “a pattern stagionale” nell’ultima edizione del DSM – il Manuale Diagnostico Statistico che cataloga le malattie psichiatriche.

I sintomi del disturbo includono ansia, depressione, diminuzione dell’interesse in quasi tutte le attività che prima davano piacere, ritiro sociale, insonnia o eccessiva sonnolenza, cambiamenti dell’appetito, aumento di peso, affaticamento, difficoltà a concentrarsi e a prendere decisioni.

Le cause

Vi sono due aspetti da considerare nella genesi di questo disturbo, uno fisiologico e uno psicologico.

La ricerca ha determinato in maniera piuttosto chiara che la carenza di luce solare provoca delle modifiche a livello di funzionamento biochimico. I nostri ritmi biologici sono regolati in gran parte dall’alternarsi di luce e buio. Con la prevalenza del buio, diminuisce la secrezione di melatonina da parte della ghiandola pineale, e questo può avere un impatto diretto sul sonno e altre funzioni fisiologiche.
La luce inoltre è essenziale per la conversione a livello cutaneo della vitamina D, la cui presenza nell’organismo è fondamentale per la salute ossea ed è molto probabilmente correlata anche all’umore, in quanto coinvolta nella produzione di serotonina. read more

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Lo diresti al tuo psicologo?

Si tratta di un video che appartiene a una piccola serie dedicata al precariato e che ha suscitato vivaci discussioni nella comunità professionale degli psicologi.
Alcuni colleghi ne hanno colto la genialità, in quanto fanno uso di una comunicazione paradossale per mostrare d’impatto certe dinamiche che quasi tutti coloro che svolgono professioni intellettuali si sono trovati a sperimentare in prima persona. Quasi che il fatto di non avere un oggetto tangibile tra le mani alla fine della transazione induca una sorta di cecità nel cliente.

Infatti non capita soltanto ai “creativi” di sentirsi dire “Ti dò l’occasione di fare esperienza, tanto tu ti diverti a fare il tuo lavoro”, ma anche agli psicologi, sebbene con sfumature diverse quali la reazione di sorpresa alla richiesta di pagamento alla fine di un colloquio o frasi più o meno cortesi che sottintendono “Ma come, il suo lavoro non consiste nell’aiutare generosamente gli altri? Che psicologo è se si fa pagare?”
Si potrebbe anche pensare che le persone con cui gli psicologi hanno a che fare abbiano delle problematiche legate all’area del denaro e dell’autostima con maggiore frequenza rispetto ai committenti di altri professionisti, tuttavia questo atteggiamento sembra più legato alle professioni intellettuali in generale che non alla singola patologia.
Assumere che lo psicologo si diverta, o non stia lavorando veramente, o debba essere generoso per il fatto stesso di esercitare una professione d’aiuto origina probabilmente da alcuni pregiudizi – se non da un atteggiamento cinicamente utilitaristico –  ma è talmente pervasivo che riesce addirittura, in taluni casi, a “contagiare” dei giovani colleghi; molti di loro infatti entrano nella professione dando per scontato che non saranno pagati e si sottopongono a mille lavoretti gratuiti sperando che, prima o poi, qualcosa accada. read more

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Noi, le ragazze cinquantenni

Il baby boom degli anni sessanta ha portato oggi a un’ingente presenza nella società di donne cinquantenni. Vivere i propri cinquant’anni oggi, è un’esperienza non comparabile con quella di nessuna delle generazioni precedenti, e a volte pone le donne in una situazione di difficoltà, costrette a destreggiarsi tra i vari compiti e l’assenza di modelli cui riferirsi.

Pensare a un percorso di gruppo, darsi degli spazi in cui riflettere, comunicare e ascoltare le esperienze delle altre, credo sia un utile strumento per muoversi in un quadro di incertezza complessivo. Dal prossimo settembre intendo offrire degli spazi periodici di incontro a piccoli gruppi di donne.

Se sei una donna fra i 45 e i 55 anni e sei interessata a lavorare su questo tema, puoi farmelo sapere – senza impegno da parte tua – inviando una mail a
info@psicologiatrieste.it

A presto!

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Gli psicologi aprono un negozio

SEGNALAZIONE

Spettabile Osservatorio,
guardate cosa mi ha inoltrato un mio amico.
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_novembre_11/psicologo-centro-commerciale-1902125720791.shtml
Io lo trovo raccapricciante. Non credo che si faccia così la psicoterapia accessibile a tutti. Che vergogna.

Lettera firmata

COMMENTO REDAZIONALE DELLA DR.SSA GABRIELLA ALLERUZZO
L’articolo segnalato (che non riproduciamo per rispetto del copyright) annuncia l’apertura di un negozio di psicologi in un centro commerciale di Milano, e introduce un argomento che non è banale come sembra.
E’ un dato di fatto che la disoccupazione o la sottooccupazione degli psicologi è quantitativamente consistente. Ancora 3 anni fa l’Osservatorio aveva lanciato un allarme sulla clamorosa assenza di una politica professionale in presenza, invece, di un numero di psicologi – tra iscritti all’Albo e in formazione nelle Università – chiaramente sovradimensionato rispetto alle possibilità di assorbimento da parte del mercato del lavoro, quanto meno in campo clinico. Da allora, se la situazione è cambiata non è certo migliorata. Nel più grande ateneo italiano, Psicologia è confluita a Medicina e con la finanziaria 2011 pare si voglia estendere l’obbligo degli ECM (Educazione Continua in Medicina) agli psicologi. Una professione quindi che sembra assumere con sempre maggior connotazione il profilo sanitario, quello più logoro, anche se gli ambiti di applicazione della psicologia sono potenzialmente moltissimi.
Da questo punto di vista, le iniziative che mirano a inserire maggiormente gli psicologi nel tessuto sociale sono interessanti e meritano un’osservazione ravvicinata, evitando giudizi affrettati. read more

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Non è una situazione per principianti

SEGNALAZIONE
Articolo sul giornale di Trieste “Il Piccolo”, in merito all’intervento di una counsellor nella gestione dello stress nei ragazzi coinvolti nell’incidente del Palatrieste nel quale ha perso la vita un ragazzo.
Il titolone è: “Presa una “psicologa” per aiutare i ragazzi ancora sotto choc”
Ma poi nel sottotitolo si legge: La counsellor Kira Stellato ha incontrato alcuni giovani della cooperativa On Stage dopo il grave incidente
Decidetevi… La counsellor è una psicologa tra virgolette?
Qui il link all’articolo:
http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2011/12/16/NZ_26_08.html
Cordiali saluti,
Lettera firmata


COMMENTO REDAZIONALE DELLA DR.SSA GABRIELLA ALLERUZZO

Le virgolette sono un segno tipografico usato per contraddistinguere una parola o una frase come citazione, discorso diretto, per evidenziarne la natura gergale, tecnica, metaforica o dialettale, o per parole e frasi straniere non ancora entrate nell’uso comune della lingua. Si usano sempre in coppia, in modo analogo alle parentesi, e perciò compaiono anch’esse sempre come “aperte” e “chiuse” rispettivamente prima e dopo la parola o la frase di pertinenza.” (fonte: Wikipedia). read more

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