Astri e disastri degli oroscopi

Quasi nessuno, nel pronunciare la parola disastro pone attenzione al suo significato etimologico. Eppure il termine contiene un preciso accenno a un evento molto negativo (DIS-) collegato alla congiuntura di qualche stella (ASTRO).
Un po’ più oscura è la radice della parola desiderare, proveniente dal latino DE e SIDERARE, che significa “fissare attentamente le stelle”, ovvero volgersi con attenzione verso qualcosa che piace e non si possiede.
E molte espressioni quotidiane rimandano alla medesima credenza dell’esistenza di qualche influsso astrale: “essere nati sotto una buona (o cattiva) stella“, “avere la luna di traverso”, “col favore degli astri”, “è la mia buona stella”.

Ora che l’anno sta per concludersi, un’attività molto praticata è la lettura degli oroscopi per in nuovo anno. Come mai questo bisogno? Quanto è fondato il pensiero astrologico? Chi sono le persone più predisposte a credere negli oroscopi?

Ne ho parlato a Radio In Corso il 22 dicembre scorso e vorrei qui riprendere l’argomento per chi avesse perso la trasmissione.

Vorrei cercare di esprimere un parere equilibrato su un discorso che accompagna l’uomo dalla notte dei tempi e che, come si è visto, travalica la pratica della lettura dell’oroscopo e pervade il linguaggio contemporaneo con certi modi di dire.

Se da un lato si affaccia la tentazione di liquidare brevemente l’astrologia definendola un residuo di pensiero arcaico con la malcelata superiorità di chi si sente dalla parte della ragione e della scienza, tuttavia è evidente che “ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia” (William Shakespeare, Amleto), ovvero più cose di quante la scienza riesca a spiegare, e che dietro a quella che sembra superstizione, ci possa essere una qualche verità ma anche dei comportamenti umani che andrebbero spiegati.

La psicologia mi sembra la disciplina più adeguata per indagare questi aspetti che hanno a che fare con la mente e l’animo umani.
Sostanzialmente sono stati condotti due tipi di ricerche e rielaborazioni:

  • studi volti a recuperare la teoria astrologica rivalutando quei processi di pensiero come il simbolismo e l’analogia, di cui l’astrologia è intrisa, principalmente con i metodi di indagine psicoanalitica;
  • studi sperimentali con l’obiettivo di “testare” le proposizioni astrologiche, considerandole come ipotesi da verificare con la metodologia della scienza.

Rudhyar (1986), ad esempio, muovendosi nell’ambito della psicoanalisi junghiana, sostiene che l’analisi della carta natale può rivelare l’archetipo della personalità. In essa sarebbe contenuto ciò che la persona potenzialmente è e gli obiettivi che può raggiungere qualora segua le istruzioni codificate nel modello del cielo, senza per questo giungere a un determinismo “destinico”.
Barbault (1988-89), nell’ambito della psicoanalisi freudiana, sostiene che vi siano delle corrispondenze fra il determinismo cosmico (movimenti degli astri) e i determinismi umani (biologico, psicologico – siamo agiti dalle nostre pulsioni inconsce -, economico, sociologico) di modo che gli astri e gli uomini sarebbero coinvolti in una simultaneità globale, in cui l’uno è il segno dell’altro e viceversa.
Sono entrambi punti di vista affascinanti ma, a parte la difficoltà di verificare scientificamente l’influsso degli astri, analizzando il loro pensiero emerge che il “cielo interno” (psicologico) assume il ruolo dominante e che di conseguenza il cielo esterno diventa praticamente ininfluente. Ma allora, ci si chiede, a che serve l’astrologia? Non è meglio rivolgersi direttamente alla psicologia e alla psicoanalisi per conoscere meglio le dinamiche e i determinismi psichici?

I Gaquelin ed Eysenck (psicologo inglese, grande studioso della teoria della personalità) hanno realizzato ricerche con i metodi della scienza sperimentale, cercando di stabilire se ci sia una correlazione statisticamente significativa tra qualche evento natale “A” e qualche aspetto della personalità.

Va detto che i coniugi Gaquelin hanno condotto indagini molto serie, utilizzando campioni vastissimi selezionati accuratamente, e hanno svolto le analisi sui dati osservando grande rigore metodologico. La loro ipotesi di base era che le persone illustri dovessero avere in eccedenza (rispetto a persone comuni) specifici pianeti sull’ascendente o sullo zenith in accordo con il profilo di personalità associato a varie professioni: i militari e gli sportivi avrebbero dovuto avere Marte, i politici e gli attori Giove, gli scienziati Saturno. I risultati sono stati sorprendenti: la distribuzione dei pianeti nei temi natali divergeva nettamente dalla distribuzione casuale, con dei picchi statisticamente significativi proprio nelle posizioni attese. Va sottolineato che ciò che viene dimostrato è il fatto che ci sia una correlazione tra i due eventi, non quali siano le modalità concrete con cui eventualmente gli influssi astrali agiscono sugli individui.

A questo esperimento ha fatto seguito un’ampia serie di ulteriori ricerche, che da un lato hanno convalidato i risultati ottenuti dai Gaquelin, dall’altro hanno aggiunto nuove scoperte, come ad esempio la correlazione tra i temi dei genitori e i temi dei figli e la correlazione tra i segni zodiacali e misurazioni psicometriche dei tratti di personalità. Tutte ebbero esiti positivi.

Dunque l’astrologia dice il vero? O potrebbero esserci spiegazioni alternative per fenomeni di cui, lo ripeto, viene rilevata la correlazione ma non spiegata la causalità. Un’ipotesi per spiegare questa distribuzione dei dati è stata avanzata da Eysenck, che ha ripetuto l’esperimento di base disaggregando i dati in base a un criterio molto semplice: se i soggetti credono o non credono all’astrologia. Egli ha supposto che le persone interessate all’astrologia e agli oroscopi, ben conoscendo i tratti di personalità attribuiti ai vari segni, possono inconsciamente cercare di adeguarsi alle “prescrizioni” astrologiche e nella compilazione dei questionari di personalità scegliere le risposte più congruenti con la personalità tipica del proprio segno. I risultati delle sue ricerche indicano che se i soggetti non sanno “come dovrebbero essere” nessun segno correla con i tratti di personalità e i famosi pianeti sull’ascendente o allo zenith hanno una distribuzione casuale.
Quindi tutto il pensiero astrologico potrebbe essere una sorta di stimolo insaturo in cui l’umanità ha proiettato i suoi bisogni e le sue speranze, finendo con il credere che il desiderio soggettivo avesse una base oggettiva, secondo il ben noto fenomeno delle profezie autoavverantesi.

Sembrerebbe allora che l’importante è crederci, e per far sì che le previsioni “ci azzecchino” intervengono anche altri noti processi psicologici quali la selezione e il completamento delle informazioni. Qualunque comunicazione tende ad essere interpretata in modo congruente con i propri schemi di pensiero, adattandola a ciò che si sta vivendo (o che si vorrebbe vivere… ecco ricomparire il desiderio!), sia filtrando le informazioni allo scopo di ridurre la dissonanza cognitiva, sia completando le informazioni parziali o ambigue in modo da ottenere una Gestalt significativa.

Per quanto il giudizio della scienza sia duro rispetto la validità dell’astrologia, dobbiamo tuttavia chiederci a quali bisogni umani essa corrisponda, poiché rimane da spiegare il comportamento di milioni di persone che lo consultano.

Si possono delineare modi più o meno sani di accostarsi all’oroscopo, tra i primi ad esempio vi è un uso ludico-sociale delle previsioni astrali che vengono prese come una sorta di “vacanza” dalla razionalità che domina la vita quotidiana e come una specie di gioco di società, oppure come uno spazio per fantasticare su di sé e connettersi all’inconscio mediante i simboli di cui l’astrologia è ricca.
Nell’astrologia occidentale, la simbologia zodiacale racchiude buona parte della mitologia espressa dalla cultura umana dagli albori sino alla civiltà romana e sappiamo che l’inconscio può esprimersi anche con il linguaggio mitico e simbolico mediato dalle fantasie, le immagini, i sogni.
Lo Zodiaco – dal greco ZOE’, vita – va visto nel suo insieme e forma un sistema organico che ripercorre la vita umana nella sua evoluzione filogenetica. Esso rappresenta una sorta di anfiteatro dove tutti gli eventi accadono, al punto che spesso fatti, sentimenti e situazioni reali sembrano ripetizioni di quelle antiche originarie vicende. La mitologia si può considerare uno dei contenitori di ciò che è depositato e vive nell’inconscio collettivo, in primis gli archetipi di radice junghiana.

Un oroscopo quindi – come altre forme d’arte – potrebbe aiutare a pensare su di sé, non in termini di razionalità ma in termini analogici, intuitivi e consentirci di accedere al nostro lato-ombra, quello che coscientemente non conosciamo e che a volte subiamo. Hillman sostiene che da quando abbiamo smesso di onorare gli dei, essi sono diventati malattie.

In altri casi, purtroppo numerosi, le persone sembrano affidare la propria vita all’oroscopo e ne diventano succubi. Ciò capita più facilmente alle persone che attraversano un momento difficile della propria vita, e che invece di lavorare e investire su se stesse preferiscono interrogare le stelle sperando di trovare, se non una via d’uscita, almeno una sedazione temporanea che deriva dall’illusione di avere un controllo sull’ignoto e, in alcuni casi più gravi, un’identità. Un’adesione letterale alle indicazioni astrologiche può segnalare una modalità di pensiero che si avvicina allo spettro psicotico.

E vorrei concludere questo argomento, non certo esaurito, con un’analogia: come la bellezza è negli occhi di chi guarda, così la bontà di un oroscopo è nella mente di chi legge.

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