I buoni propositi per l’Anno che verrà

Ogni nuovo inizio porta con sé l'intenzione di migliorare alcuni aspetti della propria vita.Certi momenti della vita ci trovano particolarmente inclini a compiere dei bilanci e a ripensare a ciò che vogliamo nella nostra vita. La conclusione di un anno e l’inizio di uno nuovo è tipicamente uno di questo momenti, e molte persone formulano i cosiddetti “buoni propositi”. Qualunque siano i vostri propositi, la psicologia ha qualcosa da dire in merito.

Nel lontano 1958 McClelland condusse una famosa serie di esperimenti con dei bambini, ai quali veniva richiesto di eseguire un compito di abilità. Il compito consisteva nel lanciare degli anelli in modo da infilarli su un piolo posto a una certa distanza e i bambini erano liberi di scegliere a quale distanza mettersi per lanciare. Questa variabile fu osservata da McClelland e lo condusse a trarre alcune interessanti conclusioni.

Gran parte dei bambini non rifletteva molto sulla distanza alla quale posizionarsi, ma il comportamento di altri rivelava una scelta accurata: né troppo vicino né troppo lontano. I bambini con un alto bisogno di successo strutturavano la propria sfida in modo che vincere non fosse troppo facile, il che avrebbe reso la prova priva di significato, né troppo difficile, in modo da non incorrere nel fallimento.

Un paio di anni dopo, Atkinson e Litwin (1960) ripeterono l’esperimento con studenti universitari. Anche in questo caso i soggetti potevano scegliere la distanza dalla quale lanciare gli anelli, fra i 30 centimentri e i 5 metri. E i risultati furono replicati, delineando la scelta della distanza intermedia come il pattern ricorrente dei soggetti con alta motivazione al successo e, contemporaneamente, ad evitare il fallimento.

Successivamente la ricerca approfondì questi interessanti risultati indagando quali fossero le caratteristiche chiave di questo sottogruppo di soggetti. Esse sono:

  • la capacità di porsi obiettivi sufficientemente difficili per essere gratificanti ma, al contempo, raggiungibili
  • il genuino interesse al raggiungimento dell’obiettivo indipendentemente dalla presenza di una gratifica esterna
  • l’interpretazione del risultato ottenuto in termini di efficacia e correttezza delle azioni specifiche piuttosto che come un giudizio sulle proprie capacità in generale e sul proprio valore come persona
Lo sviluppo della motivazione al successo

Ogni famiglia ha delle aspettative sui propri figli. Nel migliore degli scenari esse sono esplicite e, se sono adeguate agli interessi e alle capacità del figlio, possono aiutarlo a costruire la sicurezza in se stesso, gli apprendimenti e gli strumenti cognitivi necessari per raggiungere le mete.
Non sempre le cose vanno così, purtroppo. I genitori possono imporre i propri valori senza tener conto della personalità e delle inclinazioni del figlio, possono avere valori negativi – spesso a livello inconscio – o anche contraddittori. E’ facile immaginare che in questi casi, se lo “standard di eccellenza” è troppo elevato o troppo basso, o se è addirittura irraggiungibile perché imbrigliato in un doppio legame, possa sopravvenire la perdita di fiducia in se stessi.

Una disamina più approfondita dei contesti di vita durante l’infanzia e l’adolescenza, del ruolo della cultura, della scolarizzazione  e delle frequentazioni sociali, con una particolare attenzione alle differenze di genere, trascende lo scopo di questo articolo, ma nondimeno si possono distillare alcuni consigli pratici.

4 consigli per formulare i buoni propositi

Passare da impossibile a possibile... è possibile!La psicologia può fornire indicazioni utili per formulare e raggiungere gli obiettivi che desideriamo pianificare per il nuovo anno preservando la nostra autostima.

 

 

  • Dedicare del tempo ad analizzare il più realisticamente possibile la propria situazione personale. I desideri occupano il posto d’onore, ma vanno contemperati con le risorse e i limiti che ciascuno di noi ha. Questi possono essere di varia natura, fisici, economici, temporali, emotivi o familiari, e possono variare con il tempo. Fare il punto della situazione attuale può ridurre il rischio di pretendere troppo da noi stessi e quindi di fallire. Disperdersi in troppi progetti o sceglierne pochi ma molto impegnativi è un’assicurazione per l’insuccesso. E’ preferibile scegliere magari una sola meta, che ci stia veramente a cuore, e perseguirla con tutte le energie disponibili. Nulla vieta di formulare altri propositi una volta raggiunta quella.
  • Definire in modo misurabile l’obiettivo, anche fissando una scadenza temporale. Decidere di “dimagrire” è molto diverso dal decidere di “perdere 5 kg entro il mio prossimo compleanno”. La misurabilità consente di definire quando l’obiettivo è raggiunto. Se l’obiettivo è complesso da conseguire, può essere utile fissare delle tappe intermedie che abbiano una scadenza settimanale o mensile.
  • Evitare di inserire tra i buoni propositi degli obiettivi allo scopo di vantarsi. Gli obiettivi devono avere un valore intrinseco, un significato reale e personale. In questo modo la gratificazione deriverà interamente dalla nostra soddisfazione. Inserire obiettivi per mostrare a qualcun altro che si è stati “bravi” significa mettersi in una posizione di dipendenza dall’esterno. Lo scopo genuino del nostro impegno dovrebbe essere quello di vivere una certa esperienza che si desidera o di migliorare la propria vita.
  • Fissare un momento per valutare i propri risultati. Se qualcosa è andato storto, non tutto è perduto. Se l’obiettivo è stato conseguito in modo parziale, è importante capire come mai. Si può imparare qualcosa su noi stessi analizzando la situazione e le circostanze, e si può sempre ripartire, con rinnovata fiducia.

Ci sono momenti particolari nel ciclo di vita in cui fare bilanci e buoni propositi sembra più appropriato

Bibliografia

Atkinson, J. W., Litwin G. H., (1960) Achievement motive and test anxiety conceived as motive to approach success and motive to avoid failure, J Abnorm Soc Psychol. 1960 Jan;60:52-63.

McClelland, D. C., Clark, R. A., Roby, T. B., & Atkinson, J. W. (1958). The effect of the need for
achievement on thematic apperception. In J.W. Atkinson (Ed.), Motives in fantasy, action and society (pp. 64–82). Princeton, NJ: Van Norstrand.

Notizie Correlate

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *