L’addestramento dei cani e l’addestramento degli umani

Ian Dunbar ci dice che nell’addestramento dei cani, il primo principio da tenere presente è che occorre adottare il punto di vista dei cani. Affermazione che sembra di una banalità disarmante ma che nella pratica è troppo spesso disattesa dai proprietari di cani.

Nella sua brillante esposizione Dunbar spiega chiaramente che il problema principale della maleducazione dei cani (e della loro eventuale pericolosità) risiede nel comportamento confuso e fuorviante degli esseri umani che se ne occupano.

Quando torniamo a casa, siamo felici che il nostro cucciolo ci saluti saltandoci addosso, lo ricompensiamo con paroline estasiate, lo accarezziamo. Pochi mesi dopo, quando fa la stessa cosa, il cane riceve ogni sorta di maltrattamenti. Qual è la sua colpa? E un mastino tibetano e pesa quasi 40 kili. Il cane così viene punito per aver infranto una regola di cui non conosce nemmeno l’esistenza.

Dunbar nello spiegare che la chiave di una buona relazione con i cani consiste nel motivarli a fare quello che vogliamo, attinge a piene mani nei principi della psicologia comportamentale, un approccio che pone la sua attenzione sui comportamenti manifesti e che utilizza, nell’analisi delle associazioni tra il comportamento Stimolo e la Risposta, i principi del condizionamento. read more

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Lo diresti al tuo psicologo?

Si tratta di un video che appartiene a una piccola serie dedicata al precariato e che ha suscitato vivaci discussioni nella comunità professionale degli psicologi.
Alcuni colleghi ne hanno colto la genialità, in quanto fanno uso di una comunicazione paradossale per mostrare d’impatto certe dinamiche che quasi tutti coloro che svolgono professioni intellettuali si sono trovati a sperimentare in prima persona. Quasi che il fatto di non avere un oggetto tangibile tra le mani alla fine della transazione induca una sorta di cecità nel cliente.

Infatti non capita soltanto ai “creativi” di sentirsi dire “Ti dò l’occasione di fare esperienza, tanto tu ti diverti a fare il tuo lavoro”, ma anche agli psicologi, sebbene con sfumature diverse quali la reazione di sorpresa alla richiesta di pagamento alla fine di un colloquio o frasi più o meno cortesi che sottintendono “Ma come, il suo lavoro non consiste nell’aiutare generosamente gli altri? Che psicologo è se si fa pagare?”
Si potrebbe anche pensare che le persone con cui gli psicologi hanno a che fare abbiano delle problematiche legate all’area del denaro e dell’autostima con maggiore frequenza rispetto ai committenti di altri professionisti, tuttavia questo atteggiamento sembra più legato alle professioni intellettuali in generale che non alla singola patologia.
Assumere che lo psicologo si diverta, o non stia lavorando veramente, o debba essere generoso per il fatto stesso di esercitare una professione d’aiuto origina probabilmente da alcuni pregiudizi – se non da un atteggiamento cinicamente utilitaristico –  ma è talmente pervasivo che riesce addirittura, in taluni casi, a “contagiare” dei giovani colleghi; molti di loro infatti entrano nella professione dando per scontato che non saranno pagati e si sottopongono a mille lavoretti gratuiti sperando che, prima o poi, qualcosa accada. read more

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Quando la diseducazione in Tv prende corpo

Il video “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo che avevamo avuto il piacere di presentare ai lettori 4 anni fa su questo sito, ha raggiunto tutto il mondo e ha, attualmente, oltre 7 milioni di visite.

Recentemente ho avuto il piacere di incontrare l’autrice in un dibattito riguardante il rapporto tra la violenza alle donne e i media, e sono venuta a conoscenza delle ragioni che hanno portato alla realizzazione del video ed anche di come l’impegno sociale di Zanardo nei confronti di donne e media stia continuando.

Quando siamo immersi in un determinato contesto, tutto ciò che avviene all’interno può sembrarci “normale” e passa sotto silenzio senza protestare. Vivere all’estero e tornare in Italia di tanto in tanto è quello che ha permesso a Zanardo di provare stupore e indignazione ogni volta che accendeva la TV. “Pensavo che proprio in quel momento stessero passando in TV qualcosa di terribile – come ad esempio tenere una donna sotto a un tavolo – allora telefonavo agli amici e chiedevo loro di guardare quella trasmissione… e loro mi rispondevano che era normale. Ma la Tv non trasmette cose simili ovunque”. read more

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Di Instagram, Facebook e gli altri… guardami!

«Chiunque tu sia… io dipendo sempre dalla gentilezza degli sconosciuti»
Blanche Du Bois in Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Wlliams

Forse siamo tutti soggetti a uno strano bias: ci sono cose che troviamo fastidiose quando le fanno gli altri e che invece ci sembrano stupende quando le facciamo in prima persona.
Instagram è un’app per cellulari, comprata da Facebook un anno fa, che viene pubblicizzata come un modo “veloce, bello e divertente per condividere la tua vita con amici e familiari”, e 150 milioni di utenti nel mondo eseguono il compito scrupolosamente.

E questo video, che ha ottenuto il ragguardevole risultato di oltre 5 milioni di visualizzazioni in meno di un anno, realizzato su commissione di CollegeHumor Media – un seguitissimo generatore di contenuti su internet – con la regia di Matthew Pollock e la colonna sonora tratta da un pezzo famoso dei Nickelback su cui gli autori hanno scritto ad hoc un testo parodistico, sintetizza in modo magistrale gli usi che questo esercito di utenti fa dell’applicazione. read more

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L’ictus, prima persona singolare e universale

Gentili lettori, vi chiedo 18 minuti del vostro tempo per seguire con attenzione questo video estremamente interessante.
Una neuroscienziata, Jill Bolte Taylor, racconta l’esperienza dell’ictus che l’ha colpita anni fa in modo estremamente coinvolgente e, caso più unico che raro, riesce a veicolare allo stesso tempo l’informazione scientifica e le emozioni. Per quanto la situazione sia tragica, in alcuni momenti si riesce persino a ridere e le riflessioni si susseguono mentre si segue il suo racconto di malattia come una storia appassionante.
Credo sia una testimonianza che vale la pena di diffondere, senza analizzare o commentare troppo per non disperderne il valore assumendo quell’atteggiamento da “emisfero sinistro” che imperversa nella vita quotidiana e nella nostra società occidentale.

* Articolo già pubblicato su Osservatorio Psicologia nei Media
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Mon petit frère de la lune

Un video sensibile, commovente. Realizzato dal padre di un bambino autistico, Frédéric Philibert, che è anche regista, scenografo, direttore della fotografia, ingegnere del suono e montatore, questo corto animato é costruito sulle parole sincere e toccanti di Coline, la figlia primogenita, che mentre racconta momenti di vita quotidiana dà la propria lettura poetica del perché il fratello minore Noé non è come tutti gli altri bambini.

Molti dei suoi film sono stati presentati a festival francesi e internazionali, e Philibert ha vinto numerosi premi con i suoi lavori. Questo corto ha vinto il Gran Premio e il Premio del pubblico al Festival Handica-Apicil di Lione nel 2007, e a differenza di altri suoi lavori si può dire che è “nato in famiglia”.
Quando i coniugi Philibert si resero conto che il loro secondogenito Noé aveva qualche problema, furono indirizzati dal pediatra a un centro medico psicologico che propose loro un trattamento psicoanalitico. Essi non aderirono ma cercarono delle soluzioni alternative: il bimbo fu preso in carico dall’ospedale e il programma adattato per essere svolto a domicilio mentre, parallelamente, decisero di realizzare un film per raccontare in parte la loro storia e per parlare dell’autismo in modo molto semplice. E’ un film rivolto a tutti, anche a coloro ai quali la parola “autismo” non dice nulla ma possono essere interessati a capire qualcosa di questo disturbo. read more

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