Quale approccio clinico?

Esistono numerosi metodi psicoterapeutici, ciascuno dei quali fa riferimento a un modello teorico psicologico che cerca di leggere la complessità umana in base a un vertice diverso.

Il metodo psicoanalitico, che è quello con cui lavoro, si differenzia da tutti gli altri in quanto il modello della mente che adotta include l’inconscio.

Nel mio lavoro ho un approccio flessibile.

Inizialmente svolgo alcuni colloqui (in genere 3 o 4) dedicati alla conoscenza reciproca, alla valutazione del caso e a una prima restituzione che può essere accompagnata, o meno, dalla proposta di un percorso psicoterapeutico. A volte infatti questa consulenza è sufficiente, per il momento, in altri casi la persona concorda sul desiderio e la necessità di compiere assieme un percorso che la aiuti a sostenere o a superare un disagio.

In questo caso, la proposta terapeutica viene strutturata in modo personalizzato: ci sono, certo, delle norme ma la Psicoterapia si può immaginare come un abito fatto su misura, e in questo si differenzia molto dalla terapia medica, in cui a una diagnosi corrisponde un preciso protocollo terapeutico.

Non è facile trovare l’analista “giusto”, ma non è impossibile.

Nella ricerca occorre tener presente che l’analisi non la fa né la teoria, né la scuola, né la società di appartenenza dell’analista. L’analisi é qualcosa di irripetibile, di non riproducibile e di poco descrivibile, che scaturisce dall’incontro tra due persone (all’interno di un setting) e dalla disponibilità di entrambi.

Una Psicoterapia Psicoanalitica dunque è essenzialmente un’esperienza. E qualunque sia l’orientamento, la differenza tra una buona Psicoterapia e una cattiva Psicoterapia dipende per buona parte dalla relazione terapeutica.

Per comprendere meglio le finalità di una Psicoterapia Psiconalitca, si può leggere questo articolo.

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