Lo diresti al tuo psicologo?

Ti offro una grande occasione di visibilità!

Si tratta di un video che appartiene a una piccola serie dedicata al precariato e che ha suscitato vivaci discussioni nella comunità professionale degli psicologi.
Alcuni colleghi ne hanno colto la genialità, in quanto fanno uso di una comunicazione paradossale per mostrare d’impatto certe dinamiche che quasi tutti coloro che svolgono professioni intellettuali si sono trovati a sperimentare in prima persona. Quasi che il fatto di non avere un oggetto tangibile tra le mani alla fine della transazione induca una sorta di cecità nel cliente.

Infatti non capita soltanto ai “creativi” di sentirsi dire “Ti dò l’occasione di fare esperienza, tanto tu ti diverti a fare il tuo lavoro”, ma anche agli psicologi, sebbene con sfumature diverse, quali la reazione di sorpresa alla richiesta di pagamento alla fine di un colloquio o frasi più o meno cortesi che sottintendono “Ma come, il suo lavoro non consiste nell’aiutare generosamente gli altri? Che psicologo è se si fa pagare?”
Si potrebbe anche pensare che le persone con cui gli psicologi hanno a che fare abbiano delle problematiche legate all’area del denaro e dell’autostima con maggiore frequenza rispetto ai committenti di altri professionisti, tuttavia questo atteggiamento sembra più legato alle professioni intellettuali in generale che non alla singola patologia.
Assumere che lo psicologo si diverta, o non stia lavorando veramente, o debba essere generoso per il fatto stesso di esercitare una professione d’aiuto origina probabilmente da alcuni pregiudizi – se non da un atteggiamento cinicamente utilitaristico –  ma è talmente pervasivo che riesce addirittura, in taluni casi, a “contagiare” dei giovani colleghi; molti di loro infatti entrano nella professione dando per scontato che non saranno pagati e si sottopongono a mille lavoretti gratuiti sperando che, prima o poi, qualcosa accada. read more

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Quando la diseducazione in Tv prende corpo

L’immagine del corpo femminile nei media alimenta e conferma la disparità di genere.

Il video “Il corpo delle donne” di Lorella Zanardo che avevamo avuto il piacere di presentare ai lettori 4 anni fa su questo sito, ha raggiunto tutto il mondo e ha, attualmente, oltre 7 milioni di visite.

Recentemente ho avuto il piacere di incontrare l’autrice in un dibattito riguardante il rapporto tra la violenza alle donne e i media, e sono venuta a conoscenza delle ragioni che hanno portato alla realizzazione del video ed anche di come l’impegno sociale di Zanardo nei confronti di donne e media stia continuando.

Quando siamo immersi in un determinato contesto, tutto ciò che avviene all’interno può sembrarci “normale” e passa sotto silenzio senza protestare. Vivere all’estero e tornare in Italia di tanto in tanto è quello che ha permesso a Zanardo di provare stupore e indignazione ogni volta che accendeva la TV. “Pensavo che proprio in quel momento stessero passando in TV qualcosa di terribile – come ad esempio tenere una donna sotto a un tavolo – allora telefonavo agli amici e chiedevo loro di guardare quella trasmissione… e loro mi rispondevano che era normale. Ma la Tv non trasmette cose simili ovunque”. read more

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Svelare il mistero dei gatti, ci prova la scienza

Questo articolo é dedicato a Pègola e a tutti i gatti che ci accompagnano con i loro passi silenziosi.

Il Washington Post ha pubblicato un interessante articolo, a firma John Bradshaw, sulla comprensione dei segnali del felino più amato, il gatto. L’articolo è stato pubblicato orginariamente sulla rivista NewScientist ed è basato sul nuovo libro di Bradshaw “Cat Sense: How the New Feline Science Can Make You a Better Friend to Your Pet” (Allen Lane/Basic Books). L’autore è il direttore dell’Istituto di Antrozoologia della Scuola di Scienza Clinica Veterinaria dell’Università di Bristol, e ha studiato il comportamento del gatto per più di 30 anni.

Poichè si basa su evidenze scientifiche, ritengo interessante tradurlo per i lettori. Qui l’articolo originale.
I agree to indemnify RBI and New Scientist against any claim arising from incorrect or misleading translation.

I gatti sono gli animali domestici più popolari al mondo, poiché sono più numerosi dei cani in rapporto tre a uno. Il fatto che i gatti siano allo stesso tempo affettuosi e autosufficienti è senza dubbio un fattore che mantiene alta la loro popolarità. Non hanno praticamente bisogno di essere addestrati, si fanno la toeletta da soli, possono essere lasciati da soli senza che si struggano per i loro proprietari, ma nondimeno li salutano affettuosamente quando arrivano a casa. read more

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Di Instagram, Facebook e gli altri… guardami!

«Chiunque tu sia… io dipendo sempre dalla gentilezza degli sconosciuti»
Blanche Du Bois in Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Wlliams

Forse siamo tutti soggetti a uno strano bias: ci sono cose che troviamo fastidiose quando le fanno gli altri e che invece ci sembrano stupende quando le facciamo in prima persona.
Instagram è un’app per cellulari, comprata da Facebook un anno fa, che viene pubblicizzata come un modo “veloce, bello e divertente per condividere la tua vita con amici e familiari”, e 150 milioni di utenti nel mondo eseguono il compito scrupolosamente.

E questo video, che ha ottenuto il ragguardevole risultato di oltre 5 milioni di visualizzazioni in meno di un anno, realizzato su commissione di CollegeHumor Media – un seguitissimo generatore di contenuti su internet – con la regia di Matthew Pollock e la colonna sonora tratta da un pezzo famoso dei Nickelback su cui gli autori hanno scritto ad hoc un testo parodistico, sintetizza in modo magistrale gli usi che questo esercito di utenti fa dell’applicazione. read more

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Effetti del clutter sulla salute. Il disordine è solo un sintomo.

Una casa ordinata trasmette serenità.

Clutter, in inglese, significa “accumulo, mucchio”.
Il Feng Shui è un’arte antica che si occupa dell’abitare secondo i principi dell’allineamento e dell’equilibrio, e forse per primo ha posato l’attenzione su un fenomeno in costante aumento nelle nostre case, ovvero la crescita degli ammassi di oggetti, a volte rinchiusi dentro armadi e cassetti, a volte disordinatamente sparsi negli ambienti.

Facilmente si ritiene che gli ammassi disordinati si formino perchè c’è un problema di spazio; di conseguenza, acquistando nuovi contenitori o addirittura armadi o scaffali, spesso si cerca un primo rimedio. Altre volte si ritiene che il problema derivi da una casa troppo piccola, e in questo caso il presunto rimedio diventa di gran lunga più costoso.

E invece il clutter spesso è un sintomo che riguarda la persona, non la casa.

Intendiamoci, organizzare la casa ordinatamente rimane una scelta opportuna: togliere gli ostacoli dai passaggi riduce il rischio di cadute, sapere dove sono le cose che ci servono riduce i tempi di ricerca, e avere meno cose in giro facilita il mantenimento dell’igiene della casa.
Il problema è che il clutter, gli ammassi disordinati, può crescere a tal punto da inficiare grandemente la qualità della vita, e a quel punto nessun “contenitore” fisico potrà risolvere il problema.
Se la tendenza ad accumulare non viene compresa e, possibilmente, modificata, occorrerà comprare ricorsivamente altri contenitori, altri armadi o case più grandi. Oppure potrebbe intervenire la rassegnazione a vivere Sepolti in casa. read more

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Noi, le ragazze cinquantenni

Il baby boom degli anni sessanta ha portato oggi a un’ingente presenza nella società di donne cinquantenni. Vivere i propri cinquant’anni oggi, è un’esperienza non comparabile con quella di nessuna delle generazioni precedenti, e a volte pone le donne in una situazione di difficoltà, costrette a destreggiarsi tra i vari compiti e l’assenza di modelli cui riferirsi.

Pensare a un percorso di gruppo, darsi degli spazi in cui riflettere, comunicare e ascoltare le esperienze delle altre, credo sia un utile strumento per muoversi in un quadro di incertezza complessivo. Nel prossimo futuro intendo offrire degli spazi periodici di incontro a piccoli gruppi di donne.

Se sei una donna fra i 45 e i 55 anni e sei interessata a lavorare su questo tema, puoi farmelo sapere – senza impegno da parte tua – inviando una mail a
info@psicologiatrieste.it

A presto!

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