Leggere è di moda

Il progresso non si può fermare. Una delle leggi economiche per sbaragliare la concorrenza è ridurre i costi. Una delle leggi di marketing è far passare il messaggio con una comunicazione efficace ed attuale.

(per leggere i sottotitoli in italiano, cliccare su CC)

Questo video, che stilisticamente si inserisce nel filone degli spot che promuovono prodotti tecnologici sofisticati con la tipica pulizia minimalista Apple Style, promuove con linguaggio attuale un prodotto tradizionale, che per l’occasione viene ribattezzato con un nuovo nome commerciale. Ne ha tutte le apparenze, ma non si tratta di un semplice libro: è un “Book” e, come tale, in perfetto linguaggio di marketing, ne vengono didascalicamente elencate caratteristiche e funzioni.
Il “Book” dunque viene definito “un nuovo dispositivo bio ottico organizzato” che rappresenta una straordinaria rottura tecnologica: funziona senza cavi, senza circuiti elettrici e addirittura senza batteria, e via decantandone le caratteristiche e gli utilissimi accessori con il tono di un tutorial fino a giungere allo slogan finale “Benvenuto nell’era che trasformerà il tuo modo di capire il mondo”. La presentazione è caratterizzata da un’ironia sottile, insita nelle parole usate, e rende questo video simpatico e leggero.

Il valore permanente del libro viene difeso asserendo che “Leggere è di moda”. La locuzione è la traduzione del nome del sito spagnolo che promuove l’iniziativa, leerestademoda.com, sul quale non vengono dichiarati crediti, ma sembra abbastanza evidente la derivazione del messaggio da un testo scritto nel 1962 da R.J. Heathorn e successivamente pubblicato in “Learn with Book“, R. J. Heathorn In: Hills, Phillip J., ed. The Future of the Printed Word. Greenwood Press, 1980 (leggibile qui in inglese). Nel testo originale il nuovo dispositivo viene chiamato “Built-in Orderly Organized Knowledge”, da cui l’acronimo “Book”.

Da anni, periodicamente viene lanciato l’allarme “Si legge poco! Gli italiani leggono ancora meno!”, e in un’epoca in cui i quotidiani cartacei lasciano il passo a quelli online mentre si tenta di rilanciare la lettura mediante gli e-reader, la promozione del supporto tradizionale del libro potrebbe sembrare anacronistica. Eppure si è visto che nella storia dell’umanità l’innovazione degli strumenti di espressione non ha soppiantato i precedenti ma si è affiancata ad essi, dunque ci sono speranze per garantire lunga vita al libro.
E’ interessante a proposito citare uno studio condotto da S.D. Levitt, intitolato “Cosa distingue un perfetto genitore?” e pubblicato su Freakonomics (Levitt e Dubner, 2008), in cui vengono analizzati una serie di luoghi comuni su quelli che dovrebbero essere i cardini in materia di educazione dei figli secondo la cosiddetta “saggezza convenzionale”. I dati rivelano una serie sorprendente di falsità e evidenziano alcuni fattori come correlati a un buon profitto scolastico. Tra questi, il fatto di avere una casa piena di libri è correlato positivamente, mentre non conta il fatto che i genitori leggano qualcosa al bambino ogni giorno. Probabilmente tale paradosso potrebbe essere spiegato introducendo un fattore sovraordinato (non dimentichiamo che si parla di correlazione e non di causalità) come potrebbe essere il fatto che i genitori che acquistano libri sono soggetti colti e aperti che tendono a infondere questi valori ai figli, oppure che tengono in grande considerazione la cultura e l’educazione dei figli e pertanto instaurano in casa un clima favorevole all’apprendimento, o ancora, potrebbero essere genitori che attribuiscono inconsciamente ai libri un valore di talismano. Non lo sappiamo, perché indagare questi aspetti richiederebbe ulteriori ricerche, ma si può ipotizzare che anche nel caso in esame si debba riconoscere ai bambini, ai soggetti in età evolutiva, un ruolo molto più attivo nella creazione del proprio futuro di quanto non si ritenga nel pensiero comune.

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