Due spiccioli di psicologia, che male ti fa?

Sotto l’ombrellone o sull’amaca, una delle occupazioni tipicamente estive è leggersi un giornaletto frivolo o uno di quei libri dalle copertine occhieggianti che promettono, a prezzo stracciato, di svelare i segreti del successo (con chiunque e ovunque) e la risoluzione di tutti i problemi che da anni affliggono la vita, in quattro mosse e senza fatica. Noi psicologi abbiamo sempre guardato a certa stampa “divulgativa” con un occhio allo stesso tempo divertito e compassionevole, sperando nel nostro intimo che chi si accosta a certe pubblicazioni lo faccia con spirito critico, alla ricerca di un legittimo passatempo, e con la consapevolezza che, ahimè!, nessuno possiede in tasca la Verità e tanto meno esiste una Verità buona per tutti. Piccoli manuali che puntano alla ricerca della felicità, ovunque si annidi: nel sesso, nell’amore, nel lavoro, nell’essere buoni genitori e che assicurano di sapere come trovarla… in 5 minuti! Troppo bello per essere vero, ed infatti non lo è: affrontare certi disagi dell’anima, certe preoccupazioni o problemi, richiede tempo e impegno.

Molte di queste pubblicazioni pragmatiche sono di matrice americana, il che non stupisce in quanto, da quando la psicologia accademica ha preso piede nel Nuovo Mondo, ne è stato enormemente sviluppato il versante applicativo, secondo una filosofia più utilitarista che aristotelica. E come diceva Humphrey Bogart: “That’s the press, baby! The press! And there’s nothing you can do about it. Nothing!

Lasciamo ad altre discussioni argomentare quanto queste pubblicazioni creino una forte pressione verso il conformismo, ma riteniamo interessante per il momento mettere in luce che le stesse possono generare senso di inadeguatezza e disagio per ciò che non si è e non si riesce a diventare con la forza di volontà o la logica, in particolare per le persone che avrebbero più necessità di sostegno. Una recente ricerca scientifica, pubblicata su Association for Psychological Science (2009, July 3). The Problem With Self-help Books: The Negative Side To Positive Self-statements, ha indagato il legame tra lo stato d’animo e il livello di autostima delle persone che seguono le indicazioni dei libri di auto-aiuto, e i risultati non vanno a favore dei pifferai di Hamelin.

Di seguito, la traduzione dell’articolo pubblicato su ScienceDaily.

Il problema con i libri di auto.aiuto: il lato negativo delle auto-affermazioni positive
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raduzione di Gabriella Alleruzzo

ScienceDaily (3 luglio 2009) – In tempi di dubbio e incertezza, molti americani si rivolgono ai libri di auto-aiuto alla ricerca di incoraggiamento, consiglio e auto-affermazione. Le frasi positive di auto-affermazione suggerite in questi libri, come “Sono una persona amabile” o “Avrò successo” sono programmate per aumentare la bassa autostima di una persona e spingerla a compiere azioni positive.

Secondo un recente studio di Psychological Science, tuttavia, queste affermazioni possono in realtà avere l’effetto opposto.

Gli psicologi Joanne V. Wood e John W. Lee dell’University of Waterloo, e W.Q. Elaine Perunovic dell’University of New Brunswick, hanno scoperto che le persone con bassa autostima in realtà si sentono peggio riguardo se stessi dopo aver ripetuto auto-affermazioni positive.

I ricercatori hanno chiesto a soggetti con bassa e alta autostima di ripetere la frase di auto-aiuto “Sono una persona amabile”. Successivamente gli psicologi hanno misurato l’umore e i sentimenti temporanei dei soggetti riguardo se stessi. Come è stato dimostrato, i soggetti con bassa autostima si sono sentiti peggio dopo aver ripetuto l’auto-affermazione positiva comparandoli con un altro gruppo di soggetti con bassa autostima che non avevano ripetuto l’auto-affermazione. Le persone con alta autostima si sono sentite meglio dopo aver ripetuto l’auto-affermazione positiva – ma solo lievemente.

In uno studio di follow-up, gli psicologi hanno permesso ai soggetti di stilare una lista dei pensieri negativi sul sé unitamente a pensieri positivi. Essi hanno scoperto che, paradossalmente, l’umore dei soggetti con bassa autostima andava meglio quando era loro consentito di avere pensieri negativi piuttosto che quando gli veniva richiesto di concentrarsi soltanto su pensieri affermativi.

Gli psicologi hanno ipotizzato che elogi eccessivamente positivi, auto-affermazioni esageratamente positive, come “Accetto me stesso completamente”, possono provocare pensieri contraddittori in persone con bassa autostima. Tali pensieri negativi possono sopraffare i pensieri positivi. E, se le persone vengono istruite a focalizzarsi esclusivamente su pensieri positivi, possono trovare i pensieri negativi particolarmente avvilenti.

Come hanno concluso gli autori, “Ripetere auto-affermazioni positive può dare beneficio ad alcune persone (come gli individui con alta autostima) ma ritorcersi proprio contro le persone che ne avrebbero più bisogno.

*Articolo già pubblicato su Osservatorio Psicologia nei Media

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