Attenzione! Falso profilo su dottori.it

Gentili navigatori,
ho scoperto che il sito dottori.it ha pubblicato – a mia insaputa – una scheda contenente i miei dati professionali.

E’ importante che sappiate che se interagite con questo sito, non sarò io a rispondervi e che l’unico modo per prendere un appuntamento con me è contattarmi direttamente, non fatelo tramite il form di dottori.it.

Si tratta in effetti di un profilo falso e non autorizzato.

Mi sto attivando per tutelare la mia professionalità e gli utenti, nel frattempo vi invito caldamente a contattarmi esclusivamente attraverso la mail info@psicologiatrieste.it oppure chiamando il 320 93 88 959 o ancora tramite le mie schede correttamente inserite su elencopsicologi.it e psicocittà.it.

Se siete arrivati su questa pagina dopo aver già scritto a dottori.it, vi prego di informarmi più dettagliamente possibile dell’accaduto inviando una mail a info@psicologiatrieste.it.

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Comprendere il blocco della creatività

Una farfalla in gabbia simboleggia il blocco della creatività
La creatività in gabbia, un’esperienza comune.

La creatività è un gioco, il bambino si abbandona e lascia accadere, la sua guida è una necessità interiore, non giudica ciò che accade.

Da adulti i creativi possono sentirsi bloccati per una miriade di ragioni, ma soprattutto per una miriade di emozioni che restano a livello inconscio.
Fare arte – a qualunque livello e in qualunque disciplina – richiede incoraggiamento, e la famiglia di origine è  la prima e la più significativa fonte di giudizio. Accade frequentemente che la famiglia ignori o reprima le inclinazioni creative dei figli, di solito armata delle migliori intenzioni.
Crescendo, i figli si sentono dire che devono smettere di sognare ad occhi aperti, di perdere tempo, di stare con la testa fra le nuvole e vengono invece stimolati ad essere pratici, responsabili, ragionevoli… a crescere insomma. Se persistono, possono sentirsi accusare: “Ma chi ti credi di essere?”, venir ridicolizzati per i loro goffi tentativi di espressione o svalutati mediante i paragoni. read more

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I buoni propositi per l’Anno che verrà

Ogni nuovo inizio porta con sé l'intenzione di migliorare alcuni aspetti della propria vita.Certi momenti della vita ci trovano particolarmente inclini a compiere dei bilanci e a ripensare a ciò che vogliamo nella nostra vita. La conclusione di un anno e l’inizio di uno nuovo è tipicamente uno di questo momenti, e molte persone formulano i cosiddetti “buoni propositi”. Qualunque siano i vostri propositi, la psicologia ha qualcosa da dire in merito.

Nel lontano 1958 McClelland condusse una famosa serie di esperimenti con dei bambini, ai quali veniva richiesto di eseguire un compito di abilità. Il compito consisteva nel lanciare degli anelli in modo da infilarli su un piolo posto a una certa distanza e i bambini erano liberi di scegliere a quale distanza mettersi per lanciare. Questa variabile fu osservata da McClelland e lo condusse a trarre alcune interessanti conclusioni.

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Winter Blues, la depressione di stagione

La depressione invernale colpisce molte persone e può acutizzarsi nel periodo delle festività.
La depressione invernale colpisce molte persone e può acutizzarsi nel periodo delle festività.

Giornate più corte, mattine con risvegli al buio, temperature più basse, cielo nuvoloso sono gli ingredienti di un cocktail che può portare alla depressione durante l’inverno. Molte persone vivono con difficoltà questo periodo dell’anno, e la depressione stagionale è stata recentemente riconosciuta dalla comunità scientifica tra i disturbi dell’umore, includendo il nomenclatore “a pattern stagionale” nell’ultima edizione del DSM – il Manuale Diagnostico Statistico che cataloga le malattie psichiatriche.

I sintomi del disturbo includono ansia, depressione, diminuzione dell’interesse in quasi tutte le attività che prima davano piacere, ritiro sociale, insonnia o eccessiva sonnolenza, cambiamenti dell’appetito, aumento di peso, affaticamento, difficoltà a concentrarsi e a prendere decisioni.

Le cause

Vi sono due aspetti da considerare nella genesi di questo disturbo, uno fisiologico e uno psicologico.

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L’addestramento dei cani e l’addestramento degli umani

Nell’ambito delle relazioni uomo animale, quella con i cani occupa un posto di preminenza. Ian Dunbar ci dice che nell’addestramento dei cani, il primo principio da tenere presente è che occorre adottare il punto di vista dei cani. Affermazione che sembra di una banalità disarmante ma che nella pratica è troppo spesso disattesa dai proprietari di cani.

Nella sua brillante esposizione Dunbar spiega chiaramente che il problema principale della maleducazione dei cani (e della loro eventuale pericolosità) risiede nel comportamento confuso e fuorviante degli esseri umani che se ne occupano.

Quando torniamo a casa, siamo felici che il nostro cucciolo ci saluti saltandoci addosso, lo ricompensiamo con paroline estasiate, lo accarezziamo. Pochi mesi dopo, quando fa la stessa cosa, il cane riceve ogni sorta di maltrattamenti. Qual è la sua colpa? E un mastino tibetano e pesa quasi 40 kili. Il cane così viene punito per aver infranto una regola di cui non conosce nemmeno l’esistenza. read more

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